1. Introduzione: Il TFM come Leva Strategica di Governance Societaria
Nel panorama della gestione aziendale e della pianificazione fiscale, il Trattamento di Fine Mandato (TFM) si conferma uno degli istituti più rilevanti e, allo stesso tempo, più complessi da gestire per le società di capitali italiane. A differenza del Trattamento di Fine Rapporto (TFR), che costituisce un diritto inalienabile e automatico per i lavoratori subordinati disciplinato dall’articolo 2120 del Codice Civile, il TFM rappresenta una forma di “retribuzione differita” di natura pattizia. La sua esistenza, la sua quantificazione e le sue modalità di erogazione non sono imposte dalla legge, ma derivano dalla libera negoziazione tra la società (rappresentata dall’Assemblea dei Soci) e l’amministratore.
Questa natura opzionale rende il TFM uno strumento di straordinaria flessibilità. Se correttamente strutturato, esso funge da potente leva di retention per il management, garantendo all’amministratore un capitale differito a tassazione agevolata (tassazione separata) e alla società un componente negativo di reddito deducibile per competenza, ottimizzando il carico IRES nel corso degli esercizi finanziari. Tuttavia, l’evoluzione normativa e, soprattutto, l’irrigidimento della prassi dell’Agenzia delle Entrate e della giurisprudenza di legittimità (Corte di Cassazione) hanno trasformato il TFM in un “campo minato” per chi non osserva con rigore i formalismi richiesti.
Il 2025 segna un punto di svolta su diversi fronti. Da un lato, le aliquote contributive della Gestione Separata INPS hanno subito aggiornamenti significativi, con un massimale contributivo che ha superato la soglia dei 120.000 euro. Dall’altro, la giurisprudenza ha riscritto le regole sulla deducibilità degli accantonamenti (Ordinanze Cassazione n. 19445/2023 e n. 16354/2025) e ha radicalmente mutato orientamento sul tema della “rinuncia al TFM” da parte dei soci-amministratori, superando la temuta teoria dell'”incasso giuridico”.
Questo report si propone come una guida esaustiva e tecnica per chiarire le complessità del TFM, massimizzando i vantaggi fiscali e minimizzando i rischi di contenzioso.
2. Inquadramento Giuridico e Normativo
2.1 La Genesi del Diritto al TFM
L’amministratore di una società di capitali non è un lavoratore dipendente (salvo casi specifici di cumulo delle cariche, ove compatibili). Il suo rapporto è di natura organica e il compenso per l’opera prestata non è dovuto ex lege in assenza di specifica delibera. Il fondamento giuridico del TFM risiede nel combinato disposto degli articoli del Codice Civile che regolano la governance societaria:
Articolo 2364 c.c. (Assemblea ordinaria nelle s.p.a.): Attribuisce all’assemblea il potere/dovere di determinare il compenso degli amministratori e dei sindaci, se non è stabilito dallo statuto.
Articolo 2389 c.c. (Compensi degli amministratori): Stabilisce che “i compensi spettanti ai membri del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo sono stabiliti all’atto della nomina o dall’assemblea”.
Il TFM si qualifica quindi come una componente aggiuntiva del compenso, la cui maturazione avviene parallelamente allo svolgimento del mandato, ma la cui esigibilità è differita al momento della cessazione della carica. Non esistendo un “calcolo di legge” come per il TFR (retribuzione diviso 13,5), la determinazione dell’importo è rimessa all’autonomia statutaria o assembleare, fermo restando il rispetto dei principi di ragionevolezza e congruità economica.
2.2 La Necessità dell’Atto Scritto
La giurisprudenza è pacifica nel ritenere che, affinché il TFM sia valido e opponibile (sia civilisticamente che fiscalmente), deve essere supportato da un atto scritto avente data certa. Non sono ammissibili accordi verbali o prassi aziendali non formalizzate. La delibera assembleare è l’atto sovrano che deve non solo istituire il TFM, ma anche determinarne l’ammontare o i criteri precisi di calcolo (es. percentuale sugli utili, quota fissa annuale, percentuale sul compenso fisso). Una delibera che rinvii genericamente a “un’indennità da stabilirsi al termine del mandato” è fiscalmente inefficace per la deducibilità per competenza.
3. Il Requisito Cardine: La Data Certa Anteriore
Il discrimine tra una gestione fiscale ottimizzata (tassazione separata e deducibilità per competenza) e una gestione penalizzante (tassazione ordinaria e deducibilità per cassa) risiede interamente nel concetto di Data Certa Anteriore.
3.1 La Data Certa come Requisito Costitutivo Fiscale
L’articolo 17, comma 1, lettera c) del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) stabilisce che le indennità percepite per la cessazione di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (inclusi gli amministratori) sono soggette a tassazione separata “se il diritto all’indennità risulta da atto di data certa anteriore all’inizio del rapporto”.
Questo requisito temporale risponde a una precisa ratio antielusiva: evitare che società e amministratore concordino a posteriori, magari in presenza di utili elevati da abbattere o in prossimità della cessazione, l’erogazione di somme fittiziamente imputate a “fine mandato” per godere di un’aliquota fiscale ridotta rispetto a quella ordinaria.
Inoltre, la Corte di Cassazione, con l’importante ordinanza n. 19445 del 10 luglio 2023, ha esteso la portata di questo requisito anche al fronte societario. La Suprema Corte ha sancito che la deducibilità per competenza degli accantonamenti TFM (ossia la possibilità di scaricare il costo anno per anno) è subordinata all’esistenza di un atto scritto con data certa anteriore alla nomina. In mancanza di tale requisito, il costo diviene deducibile solo per cassa, ovvero nell’anno in cui l’indennità viene effettivamente pagata.
3.2 Cosa succede se il verbale di nomina non ha data certa?
Rispondiamo direttamente a una delle domande più frequenti nella pratica professionale: “Cosa succede se il verbale di nomina non ha data certa?”
Se il verbale che istituisce il TFM non è provvisto di data certa anteriore all’inizio del rapporto, si verificano due conseguenze negative immediate:
Per l’Amministratore: Perde il diritto alla tassazione separata. L’intero importo del TFM, percepito alla fine del mandato, si cumula con gli altri redditi dell’anno (compenso amministratore, altri redditi da lavoro o capitale) e viene assoggettato a tassazione ordinaria IRPEF. Considerando gli scaglioni 2025, questo comporta spesso l’applicazione dell’aliquota marginale del 43% (oltre le addizionali), erodendo quasi la metà dell’indennità.
Per la Società: Perde il diritto alla deduzione per competenza. Gli accantonamenti effettuati a bilancio negli anni di maturazione dovranno essere ripresi a tassazione nel modello Redditi (variazione in aumento), pagando quindi più IRES anno per anno. La deduzione sarà recuperata (variazione in diminuzione) solo nell’anno dell’effettivo pagamento del TFM (principio di cassa).
3.3 Strumenti Operativi per Garantire la Data Certa
Per evitare le conseguenze sopra descritte, è imperativo munire il verbale di assemblea di data certa. Le modalità ammesse dall’ordinamento (Art. 2704 c.c.) e dalla prassi sono:
| Metodo | Descrizione Tecnica | Efficacia Probatoria | Note Operative |
|---|---|---|---|
| Verbale Notarile | Redazione del verbale di nomina e determinazione compenso da parte di un Notaio. | Assoluta | È la soluzione più sicura in assoluto, inattaccabile in sede di contenzioso. Costo più elevato. |
| Estratto Notarile | Autentica notarile di un estratto del libro delle decisioni dei soci. | Assoluta | Alternativa valida se il notaio non è presente in assemblea ma interviene successivamente per autenticare. |
| PEC (Posta Elettronica Certificata) | Invio del verbale (firmato digitalmente) tramite PEC. La ricevuta di consegna fornisce data e ora opponibili a terzi. | Alta | Metodo economico e rapido. Fondamentale inviare il documento a un soggetto terzo (es. commercialista) o a se stessi conservando le ricevute complete. |
| Marcatura Temporale | Apposizione di una marca temporale qualificata su documento informatico (PDF/A). | Alta | Richiede l'uso di smart card o token di firma digitale. Garantisce l'esistenza del file in quel preciso momento. |
| Registrazione Agenzia Entrate | Registrazione dell'atto privato presso l'Ufficio delle Entrate. | Alta | Comporta il pagamento dell'imposta di registro fissa (€ 200,00). Procedura burocratica standard. |
| Timbro Postale | Apposizione di timbro postale sul documento cartaceo ("Corpo unico"). | Media/Alta | Metodo tradizionale, valido se il documento è auto-confezionato in modo da mostrare che il timbro è apposto direttamente sul foglio scritto. |
Nota Bene: La giurisprudenza (es. Zanardi) ha discusso se la tenuta del Libro Unico del Lavoro (LUL) o la vidimazione dei libri sociali possano costituire data certa. Sebbene vi siano aperture dottrinali, la Cassazione rimane rigida: affidarsi solo alla sequenzialità del libro verbali o al LUL espone a rischi di contestazione. Si raccomanda l’uso della PEC o della Marcatura Temporale come standard minimo di sicurezza.
4. Il Regime Fiscale per l’Amministratore: Tassazione e Vantaggi
Rispondiamo alla domanda: “Quali sono i vantaggi fiscali del TFM per l’azienda e per l’amministratore?”
4.1 Tassazione Separata: Il Vantaggio Competitivo
Il principale benefit fiscale per l’amministratore è l’accesso alla Tassazione Separata. Questo regime, disciplinato dagli articoli 17 e 21 del TUIR, sottrae il TFM alla progressività dell’IRPEF ordinaria. Invece di essere tassato con le aliquote dell’anno di incasso (che nel 2025 possono arrivare al 43% per la parte eccedente i 50.000 euro), il TFM viene tassato con un’aliquota media.
Come si calcola l’aliquota media? L’Agenzia delle Entrate calcola l’aliquota media basandosi sui redditi complessivi prodotti dall’amministratore nel biennio precedente all’anno di percezione del TFM. Formula: (Imposta pagata nel biennio / Reddito complessivo del biennio) x 100. Se in uno degli anni non vi è stato reddito, si considera solo l’altro anno. Questa aliquota è quasi sempre significativamente inferiore all’aliquota marginale dell’anno di cessazione, generando un risparmio netto che può variare dal 5% al 15% o più sull’importo lordo.
Tassazione degli acconti: Al momento dell’erogazione, la società opera una ritenuta d’acconto del 20% (Art. 25 DPR 600/73). La liquidazione definitiva dell’imposta (conguaglio tra il 20% versato e l’aliquota media calcolata) viene richiesta direttamente dall’Agenzia delle Entrate all’amministratore, mediamente dopo 3-4 anni dall’incasso.
4.2 Tassazione Ordinaria (Scenario di Default)
Se manca la data certa anteriore, il TFM confluisce nel reddito complessivo dell’anno. Esempio: Un amministratore con reddito annuo di € 60.000 che incassa un TFM di € 40.000 senza data certa, pagherà su quei € 40.000 un’aliquota IRPEF del 43% (oltre alle addizionali regionali e comunali), perdendo gran parte del valore dell’indennità.
4.3 Scaglioni IRPEF 2025
Per comprendere l’impatto, è fondamentale considerare le nuove aliquote IRPEF confermate dalla Legge di Bilancio per il 2025, che consolidano la struttura a tre scaglioni :
| Scaglione di Reddito | Aliquota IRPEF | Note di Calcolo |
|---|---|---|
| Fino a € 28.000 | 23% | Applicabile sull'intero importo fino alla soglia. |
| Da € 28.001 a € 50.000 | 35% | Applicabile solo sulla parte di reddito eccedente i 28.000€. |
| Oltre € 50.000 | 43% | Applicabile solo sulla quota eccedente i 50.000€ (scaglione marginale più alto). |
Con la legge di bilancio 2026 l’aliquota del secondo scaglione dovrebbe passare al 33%. È evidente come, per i redditi medio-alti tipici degli amministratori, l’aliquota marginale scatti rapidamente al 43%. La tassazione separata permette di “bloccare” l’aliquota a valori storici medi (spesso intorno al 27-30%), immunizzando il TFM dai picchi di reddito dell’anno di uscita.
5. Il Regime Fiscale per la Società: Deducibilità e IRES
5.1 Deducibilità per Competenza vs. Cassa
Per la società, il TFM rappresenta un costo del personale (o assimilato). La disciplina della sua deducibilità è contenuta nell’art. 105, comma 4 del TUIR, che rinvia all’art. 17 comma 1 lett. c).
Deducibilità per Competenza: Se sussiste la data certa anteriore, la società deduce la quota di TFM maturata in ciascun esercizio, anche se non finanziariamente erogata. Questo permette di ridurre l’utile imponibile IRES anno per anno, generando un risparmio fiscale immediato (IRES al 24%) e migliorando il flusso di cassa operativo.
Deducibilità per Cassa: In assenza di data certa, la deduzione è posticipata all’anno del pagamento. Questo crea un disallineamento: la società registra il costo a bilancio (riducendo l’utile civilistico) ma deve effettuare una variazione in aumento nella dichiarazione dei redditi (pagando tasse su un utile fiscale più alto). Recupererà le imposte solo alla fine, creando un credito fiscale differito (IRES anticipata).
5.2 Il Principio di Congruità e Inerenza
Rispondiamo alla domanda: “Come si calcola il TFM di un amministratore senza incorrere in sanzioni?” Non esiste una norma che fissi un tetto massimo al TFM. Tuttavia, l’art. 109 del TUIR impone che i costi siano “inerenti” e la giurisprudenza richiede la “congruità”. L’Agenzia delle Entrate contesta accantonamenti che appaiono sproporzionati rispetto:
Al volume d’affari della società.
Alla complessità dell’incarico gestorio.
Al compenso fisso annuo dell’amministratore.
Agli utili prodotti.
Se il TFM è giudicato eccessivo, viene riqualificato come distribuzione di utili occulti, rendendolo indeducibile per la società e tassabile come dividendo per il socio. Best Practice di Calcolo: La prassi professionale e la giurisprudenza di merito (es. CGT Reggio Emilia 2022) considerano “prudenziale” e congruo un accantonamento TFM pari al 20% – 30% del compenso fisso annuo dell’amministratore. Un accantonamento che, ad esempio, azzeri completamente l’utile aziendale è ad alto rischio di contestazione.
6. Gestione Previdenziale: Aliquote INPS 2025
Il TFM, rientrando tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, è soggetto a contribuzione previdenziale presso la Gestione Separata INPS.
6.1 Massimale e Aliquote 2025
L’INPS, con la Circolare n. 27 del 30 gennaio 2025, ha aggiornato i parametri fondamentali per il calcolo. Un dato cruciale è il Massimale Contributivo Annuo, fissato per il 2025 a € 120.607,00. I contributi sono dovuti solo sulla quota di reddito (compenso + TFM) che rientra in questo limite. Se il compenso annuo dell’amministratore supera già i 120.607 euro, sul TFM non è dovuto alcun contributo INPS aggiuntivo.
6.2 Tabella Aliquote Gestione Separata 2025
Le aliquote variano a seconda dello status previdenziale dell’amministratore :
| Tipologia Soggetto | Aliquota Totale | Ripartizione Onere (Azienda / Amministratore) |
Massimale Annuo 2025 |
|---|---|---|---|
|
Amministratore "Puro" (Senza altra copertura previdenziale obbligatoria e non pensionato) |
33,72% |
2/3 Azienda: 22,48% 1/3 Amministratore: 11,24% |
€ 120.607,00 Oltre tale soglia non sono dovuti contributi. |
|
Amministratore Pensionato o Iscritto ad altra Cassa (Es. Commercialista iscritto a CNPADC, Dipendente full-time) |
24,00% |
2/3 Azienda: 16,00% 1/3 Amministratore: 8,00% |
*Nota: Gli amministratori di società, pur essendo collaboratori coordinati e continuativi, non sono soggetti alla DIS-COLL (disoccupazione), salvo casi specifici e rari di figure ibride. Pertanto, l’aliquota standard per un amministratore “puro” senza altra copertura è solitamente il 33,72% o il 24% se pensionato/iscritto ad altra cassa.
7. Il Nodo della “Rinuncia al TFM”: Svolta Giurisprudenziale 2023-2025
Un tema caldissimo per il 2025 è la gestione della rinuncia al TFM da parte dell’amministratore, spesso richiesta per risanare i bilanci o ricapitalizzare la società.
7.1 Il Superamento dell'”Incasso Giuridico”
Fino a poco tempo fa, l’Agenzia delle Entrate applicava la teoria dell'”incasso giuridico”: se un socio-amministratore rinunciava al TFM, si presumeva che avesse “virtualmente incassato” la somma e poi l’avesse rimessa in società. Conseguenza? L’amministratore doveva pagare le tasse su soldi mai percepiti.
La Corte di Cassazione, con la sentenza spartiacque n. 16595 del 12 giugno 2023 e successive conferme nel 2024 e 2025, ha demolito questa impostazione. Il Nuovo Principio (2025): La rinuncia al credito (TFM) da parte del socio non comporta tassazione in capo al socio. La rinuncia è un atto patrimoniale che incrementa il costo della partecipazione, non un incasso reddituale.
7.2 Effetti sulla Società (Sopravvenienza Attiva)
Se il socio non paga tasse, cosa succede alla società? Secondo l’art. 88 comma 4-bis del TUIR, la rinuncia del socio al credito non genera sopravvenienza attiva tassabile per la società, ma solo fino a concorrenza del valore fiscale del credito. Attenzione: Se il TFM è stato dedotto per competenza (quindi ha ridotto gli utili imponibili passati), il suo valore fiscale è pieno. Se il socio rinuncia, la società potrebbe non essere tassata. Ma se il TFM non era stato dedotto (es. deducibilità per cassa), la dinamica cambia. È un’area tecnica complessa che richiede un’analisi puntuale del “valore fiscale” del credito oggetto di rinuncia per evitare accertamenti sulla società.
8. Esempio Pratico di Calcolo: TFM e Tassazione
Per rendere tangibile l’impatto delle norme, sviluppiamo un esempio numerico aggiornato al 2025.
Scenario:
Ruolo: Amministratore Unico (non socio, non pensionato).
Compenso Annuo Fisso: € 50.000.
Accantonamento TFM pattuito (Congruo): € 10.000 all’anno (20% del compenso).
Durata Mandato: 3 anni.
Data Certa: Presente (anteriore alla nomina).
TFM Lordo Maturato: € 30.000.
Calcolo all’atto dell’Erogazione (Fine Mandato):
Calcolo Contributi INPS (Gestione Separata 2025):
Reddito annuo totale nell’anno di uscita: € 50.000 (compenso) + € 30.000 (TFM) = € 80.000.
Verifica Massimale: € 80.000 < € 120.607 (Massimale 2025). I contributi sono dovuti su tutto l’importo.
Aliquota applicabile (Senza DIS-COLL): 33,72%.
Contributo Totale su TFM: € 30.000 x 33,72% = € 10.116.
Quota a carico Amministratore (1/3): € 3.372.
Quota a carico Società (2/3): € 6.744 (Costo per l’azienda).
Calcolo Imponibile Fiscale (IRPEF):
TFM Lordo: € 30.000.
Meno Contributi a carico Amministratore (deducibili): – € 3.372.
Imponibile Netto TFM: € 26.628.
Applicazione Ritenuta d’Acconto (20%):
La società trattiene il 20% sull’imponibile netto come acconto per la tassazione separata.
Ritenuta: € 26.628 x 20% = € 5.325,60.
Netto in Busta all’Amministratore:
€ 30.000 (Lordo) – € 3.372 (INPS) – € 5.325,60 (Ritenuta) = € 21.302,40.
Tassazione Definitiva (Separata – Simulazione):
L’Agenzia delle Entrate calcolerà l’aliquota media del biennio precedente. Ipotizziamo un’aliquota media del 26%.
Imposta Totale Dovuta: € 26.628 x 26% = € 6.923,28.
L’amministratore dovrà versare a saldo (quando riceverà l’avviso): € 6.923,28 (Totale) – € 5.325,60 (Acconto già versato) = € 1.597,68.
Confronto: Se fosse stato tassato a tassazione ordinaria (scaglione 43% su redditi >50k), l’imposta sarebbe stata di circa € 11.450. Il risparmio con la tassazione separata è di oltre 4.500 euro.
9. Tabelle Comparative di Sintesi
Per facilitare la comprensione delle differenze chiave, proponiamo due tabelle di confronto ottimizzate per la consultazione rapida.
| Caratteristica | TFR (Trattamento Fine Rapporto) | TFM (Trattamento Fine Mandato) |
|---|---|---|
| Fonte Normativa | Art. 2120 Codice Civile (Obbligatorio). | Art. 2364 c.c. / Statuto (Facoltativo, natura pattizia). |
| Beneficiari | Lavoratori dipendenti subordinati. | Amministratori (Collaboratori Co.Co.Co.). |
| Modalità di Calcolo | Rigida: Retribuzione annua / 13,5. | Libera (nel rispetto della congruità). Es. % su utile o importo fisso. |
| Tassazione (Percettore) | Separata (Aliquota media). | Separata (solo con Data Certa) o Ordinaria. |
| Deducibilità (Azienda) | Sempre deducibile per competenza. | Deducibile per Competenza (con Data Certa) o per Cassa. |
| Previdenza (INPS) | Non soggetto a contributi INPS. | Soggetto a Gestione Separata INPS (fino al massimale). |
| Scenario | Tassazione Amministratore | Deducibilità IRES Società | Rischio Fiscale |
|---|---|---|---|
|
CON Data Certa (Anteriore alla nomina/accettazione) |
Tassazione Separata (Aliquota media biennale, non fa cumulo IRPEF). |
Per Competenza (Deducibile ogni anno nell'esercizio di maturazione). |
Basso |
|
SENZA Data Certa (O data certa successiva) |
Tassazione Ordinaria (Cumulo con altri redditi, aliquote marginali fino al 43%). |
Per Cassa (Deducibile solo nell'anno dell'effettivo pagamento). |
Alto |
10. Sezione FAQ: Risposte ai Dubbi Più Comuni
Di seguito le risposte alle 5 domande più frequenti poste da amministratori e responsabili amministrativi nel 2025.
1. È possibile istituire il TFM per un amministratore già in carica che non lo aveva previsto all’inizio? Tecnicamente sì, l’assemblea può deliberare un’integrazione del compenso prevedendo il TFM in corso di mandato. Tuttavia, manca il requisito fondamentale della “data certa anteriore all’inizio del rapporto”. Di conseguenza, per questo TFM “tardivo”, l’amministratore non potrà beneficiare della tassazione separata (dovrà applicare quella ordinaria, molto più onerosa) e la società potrà dedurre il costo solo per cassa (al momento del pagamento) e non per competenza anno per anno. Per sanare la situazione in ottica di pianificazione, è spesso preferibile attendere il rinnovo naturale del mandato o la nomina di un nuovo organo amministrativo per deliberare correttamente il TFM con data certa preventiva.
2. Qual è l’importo massimo che si può accantonare per il TFM senza rischiare contestazioni dall’Agenzia delle Entrate? La legge non stabilisce un tetto massimo in euro o in percentuale. Tuttavia, vige il principio fiscale di “inerenza” e “ragionevolezza”. La giurisprudenza tributaria recente (es. CGT Reggio Emilia 19/12/2022) tende a considerare “congruo” un accantonamento che non superi il 20-30% del compenso fisso annuo dell’amministratore. Accantonamenti che erodono quasi totalmente l’utile d’esercizio, o che sono sproporzionati rispetto al volume d’affari e all’attività effettivamente svolta (es. amministratore non operativo), vengono frequentemente riqualificati dall’Agenzia delle Entrate come “distribuzione di utili occulti”, rendendoli completamente indeducibili per la società e sanzionabili.
3. Come viene gestito il TFM in caso di decesso prematuro dell’amministratore? In caso di decesso dell’amministratore prima della fine del mandato, il TFM maturato fino a quel momento deve essere liquidato agli eredi legittimi o testamentari. Dal punto di vista fiscale, l’indennità percepita dagli eredi (“iure hereditario”) gode di un trattamento di favore: è sempre soggetta a tassazione separata, indipendentemente dalla presenza della data certa anteriore all’atto di nomina, in quanto reddito percepito in via eccezionale. Inoltre, le somme erogate a titolo di TFM agli eredi non rientrano nell’asse ereditario soggetto a imposta di successione, rappresentando un ulteriore vantaggio in termini di pianificazione patrimoniale familiare.
4. È conveniente stipulare una polizza assicurativa per accantonare il TFM? Sì, è una prassi molto diffusa e consigliata, nota come “Polizza TFM” o “Key Man”. La società contrae una polizza vita a favore dell’amministratore (o a favore di se stessa con obbligo di retrocessione). Questo strumento offre due vantaggi: finanziario e gestionale. Garantisce che, al momento dell’uscita dell’amministratore, la società disponga della liquidità necessaria per pagare l’indennità, evitando tensioni di cassa. Attenzione però: i premi versati non sono costi deducibili “sic et simpliciter” come spese assicurative, ma rappresentano un credito finanziario verso la compagnia. La deduzione fiscale segue le regole del TFM (competenza o cassa in base alla data certa del verbale, non della polizza).
5. Cosa cambia concretamente con la nuova giurisprudenza sulla “rinuncia al TFM” del 2023-2025? Le recenti sentenze della Cassazione (in particolare la n. 16595/2023) hanno segnato una vittoria per i contribuenti. In precedenza, se un socio-amministratore rinunciava al TFM (es. per coprire perdite), il Fisco pretendeva che egli pagasse le tasse su quell’importo come se lo avesse incassato (“incasso giuridico”). Oggi questo orientamento è superato: la rinuncia non genera reddito imponibile per il socio. Lato società, la rinuncia al debito genera una sopravvenienza attiva (tassabile IRES), ma l’art. 88 comma 4-bis del TUIR permette di non tassarla entro il limite del “valore fiscale” del credito rinunciato. È fondamentale consultare un esperto per mappare correttamente il valore fiscale ed evitare che la società venga tassata sulla sopravvenienza.
Nota Finale per il Cliente: Il presente documento costituisce una base tecnica aggiornata alle normative 2025.



