In questo momento di commozione per la recente scomparsa di Papa Francesco, il nostro studio desidera rendere omaggio alla sua eredità di attenzione verso l’umanità, riproponendo un estratto illuminante della sua enciclica “Laudato Sì”. Questo testo, che richiama anche passi da encicliche di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e del Concilio Vaticano II, evidenzia con forza l’importanza della tutela dell’essere umano in ogni ambito della vita, incluso il lavoro.
Riportiamo integralmente i paragrafi 127 e 128 dell’enciclica “Laudato Sì”:
- Affermiamo che «l’uomo è l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale ». Ciononostante, quando nell’essere umano si perde la capacità di contemplare e di rispettare, si creano le condizioni perché il senso del lavoro venga stravolto. Conviene ricordare sempre che l’essere umano è nello stesso tempo «capace di divenire lui stesso attore responsabile del suo miglioramento materiale, del suo progresso morale, dello svolgimento pieno del suo destino spirituale». Il lavoro dovrebbe essere l’ambito di questo multiforme sviluppo personale, dove si mettono in gioco molte dimensioni della vita: la creatività, la proiezione nel futuro, lo sviluppo delle capacità, l’esercizio dei valori, la comunicazione con gli altri, un atteggiamento di adorazione. Perciò la realtà sociale del mondo di oggi, al di là degli interessi limitati delle imprese e di una discutibile razionalità economica, esige che «si continui a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro […] per tutti».
- Siamo chiamati al lavoro fin dalla nostra creazione. Non si deve cercare di sostituire sempre più il lavoro umano con il progresso tecnologico: così facendo l’umanità danneggerebbe sé stessa. Il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale. In questo senso, aiutare i poveri con il denaro dev’essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro. Tuttavia, l’orientamento dell’economia ha favorito un tipo di progresso tecnologico finalizzato a ridurre i costi di produzione in ragione della diminuzione dei posti di lavoro, che vengono sostituiti dalle macchine. È un ulteriore modo in cui l’azione dell’essere umano può volgersi contro sé stesso. La riduzione dei posti di lavoro « ha anche un impatto negativo sul piano economico, attraverso la progressiva erosione del “capitale sociale”, ossia di quell’insieme di relazioni di fiducia, di affidabilità, di rispetto delle regole, indispensabili ad ogni convivenza civile ». In definitiva « i costi umani sono sempre anche costi economici e le disfunzioni economiche comportano sempre anche costi umani ». Rinunciare ad investire sulle persone per ottenere un maggior profitto immediato è un pessimo affare per la società.
Papa Francesco ci ricorda che “la scomparsa della cultura, l’assimilazione della società e la perdita di riferimenti religiosi favoriscono fenomeni di crescente tecnocrazia e di globalizzazione degli interessi economici, che indeboliscono la dimensione sociale e i legami comunitari.” Questa profonda riflessione ci invita a considerare come le dinamiche economiche e lavorative impattino direttamente sulla dignità e sul benessere delle persone.



