Domenica 8 e lunedì 9 giugno, l’Italia si trova di fronte a un importante appuntamento democratico; si terranno infatti cinque referendum abrogativi. Questi strumenti democratici permettono ai cittadini di proporre l’eliminazione totale o parziale di una norma esistente. Affinché siano validi, è necessario che voti almeno la metà degli aventi diritto. I quesiti riguardano temi centrali per la società italiana: uno sulla cittadinanza e quattro sul mondo del lavoro. Andiamo ad esplorare in dettaglio ciascuno di questi quesiti per fornire un quadro chiaro e approfondito di cosa si sta chiedendo di abrogare e quali potrebbero essere le conseguenze.
Il Quesito sulla Cittadinanza Italiana
Il quesito relativo all’acquisizione della cittadinanza italiana mira a rendere il percorso per ottenerla potenzialmente più rapido per gli stranieri extracomunitari maggiorenni residenti legalmente in Italia.
L’obiettivo principale del referendum è ridurre il periodo di residenza regolare necessario per poter presentare la domanda di cittadinanza, portandolo da 10 a 5 anni. L’abrogazione proposta si concentra sull’articolo 9 della legge 91 del 1992, che aveva stabilito il termine di soggiorno legale ininterrotto a dieci anni. È importante sottolineare che il quesito non intende modificare gli altri requisiti fondamentali per ottenere la cittadinanza, quali la conoscenza della lingua italiana, la dimostrazione di un reddito stabile e l’assenza di precedenti penali. La riforma, se approvata, riguarderebbe almeno 2,3 milioni di persone in Italia.
È utile considerare una sfumatura importante: sebbene la legge attuale stabilisca un termine di 10 anni, le lungaggini burocratiche spesso prolungano il processo fino a 3 anni aggiuntivi. Per questo motivo, i promotori del quesito referendario indicano spesso che il referendum mirerebbe ad abbassare da 13 a 8 anni il tempo effettivo per richiedere la cittadinanza.
I Quattro Quesiti sul Diritto del Lavoro
I quattro quesiti sul lavoro sono proposti principalmente dalla CGIL e sostenuti da diversi partiti politici di centro e di sinistra, contrariamente alle forze di governo ed ai partiti appartenenti al centro – destra del parlamento, che si sono dichiarati contrari. I quesiti inerenti il mondo del lavoro affrontano temi cruciali introdotti o modificati da leggi recenti, in particolare il Jobs Act del 2015.
- Quesito 1: I Licenziamenti Illegittimi e il Contratto a Tutele Crescenti
- Questo quesito punta ad abrogare le norme che impediscono il reintegro nel posto di lavoro per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015 in aziende con più di 15 dipendenti, anche in caso di licenziamento illegittimo accertato da un giudice. La disciplina specifica che si vuole abrogare è quella contenuta nel d.lgs. 4 marzo 2015, n. 23, noto come contratto a tutele crescenti.
- Attualmente, per questi lavoratori, il licenziamento illegittimo prevede un’indennità economica compresa tra 6 e 36 mensilità di stipendio, ma non il diritto a tornare al proprio posto di lavoro (reintegra).
- Se la norma venisse abrogata, si ritornerebbe al sistema precedente l’entrata in vigore del Jobs Act, basato sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori come modificato dalla Legge Fornero del 2012. In questo scenario, per alcune tipologie di licenziamento (come quelli considerati nulli dalla legge), sarebbe di nuovo possibile ottenere sia il reintegro nel posto di lavoro che un risarcimento economico.
- Quesito 2: Limite all’Indennità per i Licenziamenti nelle Piccole Imprese
- Il secondo quesito sul lavoro mira a eliminare il tetto massimo all’indennità economica prevista in caso di licenziamento ingiustificato per i lavoratori delle aziende di piccole dimensioni (con meno di 16 dipendenti).
- Secondo la normativa attuale, in caso di licenziamento illegittimo, l’indennità non può superare le sei mensilità di stipendio. Il quesito chiede l’abrogazione parziale dell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, limitatamente alle parole che pongono questo limite.
- Con l’abrogazione, non esisterebbe più il limite delle sei mensilità. Sarebbe invece un giudice a dover stabilire l’ammontare dell’indennità, prendendo in considerazione una serie di fattori come la gravità della violazione, l’età del lavoratore, i carichi familiari e la capacità economica dell’azienda. L’obiettivo è quindi aumentare le tutele economiche per i lavoratori licenziati ingiustificatamente in questo tipo di imprese.
- Quesito 3: L’Utilizzo dei Contratti a Termine
- Questo quesito interviene nuovamente sul Jobs Act e si propone di eliminare alcune delle disposizioni che regolano l’uso dei contratti a tempo determinato.
- Attualmente, i datori di lavoro possono stipulare contratti a tempo determinato per una durata non superiore a 12 mesi senza la necessità di specificare una motivazione (“causale”). Per durate superiori o in caso di rinnovo oltre i 12 mesi, la causale è richiesta, ma il quesito abroga anche le parti della norma che specificano queste condizioni e i limiti.
- L’obiettivo del referendum è limitare il ricorso a questi contratti, reintroducendo l’obbligo per i datori di lavoro di indicare una “causale”, ovvero il motivo specifico per cui si ricorre a un contratto a termine anziché a tempo indeterminato. Attualmente, la scelta dell’azienda è considerata “insindacabile” anche in un eventuale giudizio. L’abrogazione parziale riguarda specificamente l’articolo 19 e alcune parti dell’articolo 21 del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81.
- Quesito 4: Responsabilità del Committente in Caso di Infortuni o Malattie Professionali
- Il quarto quesito sul lavoro punta a estendere la responsabilità dell’imprenditore committente in caso di infortuni sul lavoro o malattie professionali subiti dai lavoratori delle imprese appaltatrici o subappaltatrici.
- Le norme attuali stabiliscono una responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e dei subappaltatori per i danni, ma solo se il lavoratore non dispone di copertura assicurativa INAIL o IPSEMA. Tuttavia, la legge contiene una clausola di esclusione: questa responsabilità solidale non si applica se i danni sono conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici.
- Il referendum chiede l’abrogazione di quest’ultima clausola di esclusione. L’obiettivo è quindi estendere la responsabilità del committente anche ai danni derivanti dai rischi specifici dell’attività svolta dall’appaltatore o subappaltatore, aumentando di fatto le tutele per i lavoratori coinvolti in appalti. L’abrogazione riguarda una specifica parte dell’articolo 26, comma 4, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
Informazioni Utili per il Voto
I seggi saranno aperti domenica 8 giugno dalle 7 alle 23 e lunedì 9 giugno dalle 7 alle 15. I quesiti sono presentati su schede di colori diversi e possono essere votati singolarmente. Possono votare non solo i residenti, ma anche gli italiani residenti all’estero iscritti all’AIRE e coloro che si trovano temporaneamente fuori per motivi di lavoro, studio o cure mediche (se hanno presentato la richiesta entro le scadenze indicate).
I cinque referendum abrogativi dell’8 e 9 giugno, nonostante la tecnicità di alcuni quesiti, affrontano questioni estremamente concrete e comuni che impattano direttamente la vita di milioni di persone in Italia, sia in termini di diritti di cittadinanza che di tutele nel mondo del lavoro. Dalla possibilità di ottenere più rapidamente la cittadinanza alla salvaguardia dei diritti in caso di licenziamento, dall’uso dei contratti a termine alla sicurezza sul lavoro negli appalti, questi quesiti propongono modifiche significative a norme vigenti. L’esito dipenderà dalla partecipazione dei cittadini, poiché il raggiungimento del quorum è fondamentale per la validità dei risultati. Informarsi e comprendere a fondo le implicazioni di ciascun quesito è essenziale per esercitare consapevolmente il proprio diritto di voto.
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